Cowboy gnostici verso il punto Omega
K-Hole, pubblicato da Nero Edizioni, è la storia culturale della ketamina: farmaco anestetico, droga dissociativa, sostanza mistica che attraversa medicina, controcultura americana e immaginario tecnologico. Procedendo per strati – chimici, antropologici, filosofici – Carlo Mazza Galanti ha scritto un libro che esplora i segreti di una molecola dal sapore iniziatico.
Nel capitolo che pubblichiamo, intitolato «Noosfera», il filo porta da Pierre Teilhard de Chardin fino ai transumanisti della Silicon Valley.
NOOSFERA
In Techgnosis, Erik Davis suggerisce che una profonda pulsione culturale di origine gnostica avrebbe informato gli immaginari dei baby boomer del dopoguerra, la «prima generazione mediatica mutante»: la stessa pulsione sarebbe quindi stata trasmessa alle generazioni successive e agli odierni «cowboy transumani», specialmente nella «spinta libertaria verso la libertà e l’autodivinizzazione» e nel «rifiuto dualistico della materia a favore delle possibilità incorporee della mente». L’enfasi americana sulla libertà individuale si sposerebbe a un atteggiamento religioso ostile a ogni tipo di costrizione, tanto sociale quanto corporea (la prigione dell’anima) e la dissociazione chimica offrirebbe un sostegno per questo genere di aspirazioni.
Uno dei primi articoli sulla ketamina pubblicati in una rivista di anestesiologia (siamo nel 1972, la ketamina è un farmaco ufficialmente riconosciuto da poco più di un anno) si apre con una citazione (in inglese) del filosofo spiritualista Pierre Teilhard de Chardin, l’inventore della «Noosfera»:
«L’uomo sulla Terra non è altro che un elemento destinato a compiersi cosmicamente in una coscienza superiore ancora in formazione».
Non sono in grado di indicare la provenienza della citazione, ma un saggio come L’avvenire dell’uomo (1946) è costellato di simili dichiarazioni escatologiche intorno a un ultimo salto evolutivo dell’essere umano verso una condizione di puro spirito.
De Chardin era un gesuita francese vissuto nella prima metà del XX secolo, eppure la sua idea della Noosfera sembra fatta apposta per stuzzicare gli appetiti transumanisti della Silicon Valley. Antropologo, naturalista, teologo e filosofo, allontanato in Cina per anni dalla Chiesa Cattolica a causa delle sue idee poco conformi, De Chardin ha elaborato una teoria zoologico-evoluzionistica che grosso modo si potrebbe riassumere in questi termini: a differenza degli altri animali, l’essere umano non si è «meccanizzato» trasformando i propri arti o altre parti del corpo in strumenti (zanne, unghie, corazze ecc.). Piuttosto, giunto allo «stadio tetrapode», la sua evoluzione biologica si è arrestata, riuscendo in tal modo a evitare – sul doppio piano individuale e collettivo – che «venisse riassorbita la parte migliore di sé stesso (com’è accaduto per gli altri animali) nel fisiologico, nel funzionale». L’uomo, al contrario, «ha esternalizzatto questo processo».
L’esternalizzazione evolutiva ha creato la tecnologia. Da quel momento, l’evoluzione del Sapiens sapiens ha assunto una direzione diversa: mentre l’evoluzione corporea si dislocava nel mondo esterno attraverso macchine, dispositivi e infrastrutture, è iniziata un’inedita evoluzione interiore. La coscienza si è ripiegata su di sé ed è diventata pensiero. Attraverso questa doppia evoluzione (tecnologia da una parte, pensiero dall’altra), l’essere umano «ha sviluppato una sempre maggiore coesione sociale». La tecnologia, come di riflesso, è diventata sempre più immateriale, sempre più legata alla sfera simbolica e della comunicazione – la Noosfera:
«Grazie a una specie d’invenzione geniale della vita […], l’eredità sino ad allora prevalentemente cromosomica (veicolata cioè dai geni) diventa soprattutto noosferica (trasmessa cioè dall’ambiente circostante)».
Come l’intelligenza umana, la Noosfera tende a collegare gli esseri umani tra di loro, «così anche gli attrezzi creati dall’uomo tendono a massificarsi e a unificarsi (cioè a essere usati da tutti e a unirsi in un sistema tecnico)». Attraverso una tecnologia sempre più integrata e un pensiero riflessivo sempre più complesso, l’umano si «cefalizza» e la società diventa simile a un grande cervello:
Tra l’encefalo umano con i suoi bilioni di cellule nervose, tra loro aggrovigliate, e l’apparto pensante sociale, con i suoi milioni di individui che riflettono in una totale solidarietà, appare evidente una certa affinità.
La Noosfera, che si contrappone alla biosfera intesa come l’insieme dei fenomeni biologici del pianeta, consiste in questa progressiva connessione dematerializzante tra gli esseri umani, determinando un «aumento della temperatura psichica terrestre».
Incontestabilmente, a una velocità sempre crescente, la rete (una rete mondiale) dei legami economici e psichici si tesse, ci racchiude e ci penetra sempre più strettamente. Ogni giorno di più, diventa per noi impossibile agire e pensare altrimenti che in forma solidale.
Internet e la globalizzazione sono fenomeni quasi profeticamente annunciati dalla teoria di De Chardin. Il pianeta sarà sempre più coeso e sempre più rivestito da questa sfera pensante, come una gigantesca maglia di materia informatica: «planetizzandosi» l’umanità si congiunge, preparandosi così a «liberare, per ravvicinamento diretto dei suoi elementi (come per risonanza), certi poteri psichici sino ad ora insospettati». Questo percorso è interpretato da De Chardin come un’apoteosi mistico-religiosa in corso. Alla fine, l’essere umano raggiungerà un «punto supremo di coalescenza», chiamato Punto Omega, che genererà una «unanimità» assoluta. La Noosfera prenderà il volo, e sarà il salto evolutivo ultimo: una «evasione psichica per eccesso di coscienza».
Che cosa potrebbe significare tutto questo se non che, simile a quelle orbite stellari che sembrano attraversare il nostro sistema solare senza fermarvisi, la curva di coscienza, seguita nel senso delle complessità crescenti, esce dai quadri sperimentali del tempo e dello spazio per evadere, da una qualche parte, verso un ultracentro di unificazione e di consistenza ove si trovino definitivamente raccolti, globalmente e in dettaglio, tutto l’insostituibile e tutto l’incomunicabile contenuti nel mondo?
A chi teme che questa visione possa mettere in discussione il valore dell’individuo, Teilhard risponde con imperturbato ottimismo:
[…] per una specie di ossessione innata, non riusciamo a liberarci dall’idea che quanto più saremo soli, tanti più saremo padroni del nostro essere; [ma] rassicuriamoci. L’enorme sistema industriale e sociale che ci avvolge non tende a schiacciarci, non cerca di toglierci la nostra anima. Non solo l’energia che ne emana è libera nel senso che rappresenta potenze disponibili; ma è libera anche perché (sia nel tutto che nell’elemento più umile) essa si sprigiona in uno stato sempre più spiritualizzato.

Carlo Mazza Galanti è critico letterario, traduttore e giornalista culturale. Ha pubblicato Scuola di demoni. Conversazioni con Michele Mari e Walter Siti (minimum fax, 2019) e il romanzo a bivi Cosa pensavi di fare? (il Saggiatore, 2020). Ha partecipato all’antologia La scommessa psichedelica uscita per Quodlibet nel 2020, e ancora per Quodlibet ha curato l’edizione italiana di Miserabile miracolo. La mescalina di Henri Michaux.
Carlo Mazza Galanti è critico letterario, traduttore e giornalista culturale. Ha pubblicato Scuola di demoni. Conversazioni con Michele Mari e Walter Siti (minimum fax, 2019) e il romanzo a bivi Cosa pensavi di fare? (il Saggiatore, 2020). Ha partecipato all’antologia La scommessa psichedelica uscita per Quodlibet nel 2020, e ancora per Quodlibet ha curato l’edizione italiana di Miserabile miracolo. La mescalina di Henri Michaux.
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