Lo schermo e il vuoto. Una breve storia della coscienza
Pubblichiamo un estratto da La vendetta di Zarathustra. Il nuovo nichilismo e altri saggi di Hakim Bey, il teorico delle T.A.Z. (Zone Temporaneamente Autonome), filosofo del misticismo anarchico, esploratore di stati di coscienza superiori.
Che tipo di coscienza si differenzierebbe dalla nostra al punto da spingerci a considerarla precedente?
Per comprenderla dobbiamo immaginarla, e per immaginarla dobbiamo esperirla, come satori isolati in cui ci dimentichiamo che noi e l’universo siamo in relazione. Credo che tutti gli umani abbiano accesso a questo stato, anche se molti di noi lo reprimono per i motivi che andremo a indagare. Nella seconda metà della vita, Colin Wilson dedicò la propria ricerca a questo problema: come indurre e prolungare l’esperienza di picco in cui la coscienza opera per noi, non contro di noi, per restituire senso e valore alla vita.
Senza dubbio verrei accusato di esotismo superficiale se affermassi che le comunità “primitive” posseggono maggiormente questo tipo di coscienza rispetto a noi moderni, perciò è meglio esprimersi in termini comprensibili per la teoria critica. Forme socio-economiche di coesistenza diverse inducono modi di coscienza diversi. Nemmeno i marxisti potrebbero negarlo. Da questa idea traggo la mia tesi. Il pensiero o la coscienza determinano la forma di vita, ma la forma di vita determina il pensiero, o almeno la qualità soggettiva dell’esperienza e del valore vitale, cioè la coscienza.
A causa dei modi in cui producono e riproducono il valore, le società primitive e tradizionali possono esprimere una forma più pura e profonda di consapevolezza di essere-nel-mondo rispetto a ciò che permette la nostra civiltà tecnologicamente avanzata. Una mediazione tecnologica ed economica eccessiva influisce negativamente sull’esperienza diretta. La si chiami pure “alienazione”, per usare il termine nell’accezione che gli diede Marx nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, o anche in senso esistenzialista. Non credo che uno sciamano vedrebbe le cose in maniera diversa – difatti sappiamo che i pensatori sciamanici appartenenti a società primitive ancora esistenti, come gli hopi, i kogi o gli yanomami, hanno recentemente mosso proprio questo genere di critica alla società occidentale o moderna.
Voglio sostenere, basandomi sull’archeologia, l’antropologia, la storia dell’arte e delle religioni, che le società più “arretrate” posseggono una forma qualitativamente diversa di coscienza, meno alienata di quella postindustriale della società capitalista e della sua cultura monolitica basata sul feticismo dell’agiatezza e sul materialismo volgare. La coscienza primitiva sembra più in sintonia con il corpo, con la natura, esprime un ethos o partecipazione animista che possiamo associare con l’arte primitiva e gli stili delle culture pre-moderne. Si potrebbero fare molti riferimenti, ma credo di essermi espresso chiaramente. Invito i lettori a immergersi nella letteratura etnografica e replicare le mie ricerche. Nessuno mi paga per questo lavoro, e non ho nessuna scadenza. Le note di riferimento possono essere riprese guardando ai lavori di Charles Fourier, Ananda K. Coomaraswamy, Pierre Clastres, Marshall Sahlins, James C. Scott, Abdullah Öcalan, Richard E. Sorenson, nonché agli anarchici verdi e ai primitivisti dell’anti-civilizzazione come Fredy Perlman e John Zerzan. Rimando inoltre ai miei precedenti lavori nel campo.
Il mio scopo non è dimostrare la veridicità di una particolare teoria sulla coscienza primitiva. Do per scontato che forme precedenti e più evoluzionarie di coscienza sono state largamente soppiantate dalle forme contro-evoluzionarie più tarde. Mi chiedo semplicemente come sia potuto succedere.
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Riferendosi ai nomi sopra citati, si può ipotizzare che il primo grande passo verso l’alienazione sia stata la domesticazione delle piante e degli animali in epoca neolitica tra gli altopiani delle odierne Iran, Turchia e Iraq. Quella che probabilmente nacque come lo svilupparsi di una relazione amorosa con certe piante e animali, al punto che gli umani preferirono vivere con loro tutto il tempo piuttosto che cacciare o raccogliere risorse, comportò complicazioni impreviste per la salute e la coscienza, dato che, come notò Nietzsche, il benessere fisico e la coscienza sono strettamente connessi o cocreativi. Non più simili ai vegetali e agli animali, rispetto all’animismo del paleolitico, gli umani divennero loro “superiori”, come nel paganesimo del neolitico, e successivamente la superiorità in sé costituì una scissione o alienazione dalla natura.
Bisogna sottolineare che l’addomesticamento non diede origine, o condusse inevitabilmente, alla nascita della civiltà e dello stato.
Il contadino proto-vassallo vive una vita comunitaria tutto sommato egualitaria. Il tempio è il centro della ridistribuzione e del benessere, non del debito e del peccato. Una volta che lo stadio neolitico iniziale dell’allevamento e della coltivazione basilari viene sostituito dall’agricoltura, il tempo libero e l’abbondanza del paleolitico, interrotto occasionalmente da periodi di intenso sforzo e digiuno occasionale, vengono rimpiazzati da un’economia più regolare e sicura basata sul surplus e su quello che potremmo già chiamare lavoro. Il primo genera ansia (qualcuno potrebbe appropriarsi del surplus della ricchezza comune), il secondo crea monotonia (cacciatori e raccoglitori non eseguono mai solo una mansione). La preoccupazione e la noia erodono la vecchia coscienza, con risultati riscontrabili nell’arte neolitica, molto meno libera dell’arte paleolitica.
Ma l’agricoltore libero vive una vita colta e sacra rispetto agli schiavi, la classe lavoratrice o fellahin che si formò con l’improvvisa nascita dello stato circa 6000 anni fa. Per un milione di anni gli umani si erano evoluti per condurre una vita non autoritaria basata sulla mutua collaborazione, e ora in un lampo la società volta le spalle all’evoluzione e si riorganizza per il beneficio esclusivo di una classe governante formata da re, guerrieri e sacerdoti. Il Tempio è ora diventato la Banca Centrale, il centro di comando del peonaggio e della repressione. Tutte le civiltà cominciano in un’orgia di sacrifici umani; in seguito l’impulso omicida viene considerato economicamente controproducente ed è sostituito dal tributo di guerra, dalla schiavitù, dal debito e dall’ideologia religiosa, che giustifica la sofferenza. Gli umani furono creati per servire gli dèi e i loro rappresentanti. Ribellarsi è peccato.
Da allora gli apologi del potere – teologi, filosofi, scienziati – ci spiegano che il progresso consiste in maggior ricchezza e bellezza per la classe dominante, e duro lavoro e bruttezza per la gente comune. È chiaro che la nascita della civiltà segna il momento di crisi della coscienza, che ora deve diventare cattiva coscienza, o “falsa”, per mantenere l’illusione reciproca che questo stato d’essere innaturale è in qualche modo divinamente (o scientificamente) predeterminato, perché è evoluzionario. Prima nel paleolitico, secondo gli intellettuali, esistevano la povertà e la guerra universali, poi sono arrivate la straordinaria rivoluzione agricola, le glorie della civiltà classica e infine la perfezione del tecnocapitalismo trionfante. Darwin lo vuole, così deve essere!
Ovviamente, tutti sanno nel profondo del cuore che le cose non stanno così. Non solo la civiltà ha creato ingiustizia e lavori monotoni per noi mentre ha garantito libertà e cultura per le élite, ma è ora evidente che la civiltà distruggerà l’ambiente, cioè la natura, per semplice stupidità e avidità. La dissonanza cognitiva tra le grandiose rivendicazioni della civiltà e l’effettivo banale immiserimento della vasta maggioranza degli umani spinge o alla ribellione, preda di una rabbia incontrollata, o alla muta disperazione e al feticismo consumista. La religione non offre più una valida scusa per una tale coscienza schizoculturale, e il risultato è il futuro che abitiamo oggi, senza dio, artificiale, orrendo, e apparentemente terminale.
Tutto ciò non avviene nell’arco di una notte. La coscienza ha una storia. Possiamo ripercorrerla per tappe, a partire dal collasso avvenuto intorno al 4000 a.C., fino al presente. Servono migliaia di anni alla nuova economia per diffondersi e infettare il mondo intero, persino oggi in pochi angoli remoti e retrogradi del globo persistono ancora tracce di forme precedenti di consapevolezza tra le comunità tribali e rurali. Inoltre, nel corso dei secoli alcuni umani si sono sempre ribellati alla civiltà, è sempre esistito un movimento underground sotto la superficie dell’oppressione e dell’ideologia, una società segreta eterna, o anche un tong (-In cinese tong significa “sala” o “luogo di raduno”, il termine indica organizzazioni criminali segrete e gruppi mafiosi formati da immigrati cinesi nelle Chinatown americane [N.d.T]) dedito al rifiuto e alla resistenza. E ovviamente si è dimostrato impossibile sradicare i mistici e i poeti che in alcuni casi vedono oltre la coltre di miraggi e apprendono le vestigia di antiche verità.
La vendetta di Zarathustra. Il nuovo nichilismo e altri saggi è pubblicato da Agenzia X / Ampère Books
Hakim Bey (alias Peter Lamborn Wilson) è il teorico delle T.A.Z. Zone Temporaneamente Autonome, libro di culto tradotto in decine di lingue e amato da personaggi leggendari come Allen Ginsberg e William Burroughs. Filosofo del misticismo anarchico, esploratore di stati di coscienza superiori, profeta della cultura rave e hacker, Hakim Bey ha indicato strade del pensiero che restano ancora oggi sostanzialmente inesplorate.
21 e 22 Marzo 2026
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