Il futuro è Solarpunk
Con questo speciale, Urania accoglie il solarpunk nel proprio canone, registrando un mutamento dell’immaginario contemporaneo prima ancora che una nuova tendenza narrativa. Dopo decenni dominati dalla grammatica della catastrofe, il futuro torna a essere uno spazio di possibilità.
L’introduzione di Giulia Abbate e Franco Ricciardiello accompagna questo passaggio con rigore critico, offrendo una genealogia del movimento e gli strumenti per comprenderne la portata culturale.
NUOVI SGUARDI SUL DOMANI
di Franco Ricciardiello e Giulia Abbate
Il solarpunk è un movimento di pensiero e un insieme di pratiche che precede la comparsa del corrispondente genere letterario. Le sue tracce iniziali risalgono al primo decennio del Duemila: diffusosi come hashtag, il solarpunk mette in campo saperi e attività con l’ambizione di incidere sulla realtà, in una direzione ben definita.
Tra i primi a usare la parola (probabilmente il primo, ma la proliferazione social non permette di stabilirlo con precisione) c’è il blog ‘Republic of the Bees’, dedicato ad argomenti come la “transizione solare” e la “teoria e pratica dei commons”: già questi due temi compongono un’idea piuttosto precisa del solarpunk. L’articolo ‘Dallo steampunk al solarpunk’ (27 maggio 2008) presenta il solarpunk come possibile controparte rispetto allo steampunk: quest’ultimo immagina tecnologie a vapore per delineare, con piglio ironico e antiautoritario, un mondo di fantasia a partire da un passato alternativo; il solarpunk invece proporrebbe un futuro alternativo, con lo stesso tono antiautoritario, tecnologie a energia rinnovabile, e con un paio di rilevanti novità come la volontà di non restare immaginario e la consapevolezza che per realizzarsi ha bisogno di una lotta.
Da subito, dunque, questo strano, nuovo genere si presenta battagliero e non limitato al campo delle idee. L’hashtag #solarpunk in quegli anni definisce un’ampia serie di pratiche condivise su piattaforme social, in particolare Tumblr. Solarpunk sono i tutorial di riuso, riciclo, riparazione; solarpunk è la cura di orti urbani, di giardini comunitari, di autoproduzioni le più varie; solarpunk sono i graffiti, i gesti di rivolta contro l’autoritarismo e il consumismo delle nostre società; tatuaggi etnici e floreali, abiti in fibre naturali, arazzi, biciclette, toppe colorate su pantaloni; immagini, architetture, estetiche ispirate a quell’Art Nouveau che, un secolo e mezzo prima, si era contrapposta alla produzione industriale, in favore di un artigianato che desse a tutti gli strumenti per realizzare opere d’arte e goderne (il padre dell’Art Nouveau e del movimento correlato Arts and Crafts, William Morris, fu un fervente socialista e autore dell’utopia Notizie da nessun dove).
Sotto l’ombrello #solarpunk fiorisce gradualmente un movimento che rigetta il consumismo e la distruttività della produzione industriale, l’autoritarismo, la convinzione che non ci sia più nulla da fare per salvare il pianeta; e sceglie di portare avanti istanze di ecologismo, autoproduzione, “riparazione” in senso sia materiale sia simbolico, applicate a un vivere quotidiano semplice e comunitario; ricerca alternative realizzabili rispetto al sistema di vita massificata, inquinante e alienante imposto come standard. Il primo solarpunk documenta ciò che di fatto già accade, e trova questo nome accattivante per riconoscersi e aggregarsi.
La letteratura arriva in un secondo tempo, con manifesti proposti perlopiù da studiosi anglofoni. Tra i primi quello di Adam Flynn: ‘Solarpunk: Notes Toward a Manifesto’ (settembre 2014). Si apre così: “È dura da queste parti per chi pensa al futuro e ha meno di trent’anni”. Flynn scrive frasi destinate a essere citate profusamente: “Siamo cresciuti all’ombra e se alle volte finiamo per sembrare funghi la cosa dovrebbe deporre a favore della nostra adattabilità. Siamo solarpunk perché le uniche alternative sono la negazione o la disperazione”. Lo riprende Andrew Dana Hudson in On the Political Dimensions of Solarpunk, il 15 ottobre 2015: “Riuscirà la nuova estetica nata su Tumblr a emergere dallo smog per cambiare il modo di parlare del ventunesimo secolo?”. Nel 2017, con la percezione dei problemi ambientali aumentata, Ben Valentine vira scopertamente nell’attivismo, affermando che “il solarpunk vuole salvare il mondo”.
Ancora prima di storie vere e proprie, insomma, il solarpunk letterario produce scritti teorici in cui si definisce e si costruisce. Ispirandosi alla realtà diffusa e non più dispersa delle pratiche in essere, la letteratura solarpunk intende dispiegare la forza della fantascienza per sviluppare in modo nuovo la domanda cardine del genere: “e se?”. Stavolta, però, alla tipica postura inquieta del fantascientista “figlio” di Frankenstein e di un secolo di grandi distopie si sostituisce la volontà politica di sviluppare premesse positive.
E se le pratiche costruttive, generative, riparative diventassero la norma? E se smettessimo di sprecare, consumare, devastare, e un nuovo modo di vivere prendesse piede? E se ritrovassimo forme di convivenza in cui la violenza gerarchica e di genere fosse superata, le minoranze rispettate, l’armonia sociale coltivata? E se le lotte che oggi conduciamo in pochi solitari diventassero enormi, condivise, inarrestabili?
Il solarpunk come sottogenere utopico della fantascienza sociale nasce prima delle sue storie, nasce nella volontà di scriverle. Ecco perché, nel primo studio italiano sistematico sul solarpunk, realizzato nel 2020 per la rivista «Zest – Letteratura sostenibile», definimmo il solarpunk “un’utopia che vuole esistere”.
La parola “solarpunk”
Solarpunk, ovvero ‘solar’ più ‘punk’: cosa rappresenta questo neologismo?
La parola unisce due sfere di pensiero diverse ma connesse.
Solar può essere considerata la “radice” del lemma: solare è l’energia chiamata in causa, solare è l’atteggiamento adottato sia nell’immaginario sia nei comportamenti quotidiani. Iniziamo con il tema energetico: la pessima condizione in cui il modello economico dominante ha ridotto il pianeta poggia le basi sull’uso dei carburanti fossili. L’impiego di questo tipo di energia, che nell’arco di pochi decenni ha provocato danni ambientali gravissimi, ha permesso la nascita stessa della civiltà industriale, che strutturata dal sistema economico capitalista si costituisce sul rifiuto dei limiti, senza curarsi del fatto che il pianeta, invece, dei limiti li ha. Lungi dal ridursi a una preferenza strumentale per una fonte o l’altra di energia, il “solar” porta con sé questa precisa critica politica: mette in discussione il modello capitalistaindustriale ed esplora l’uso di energie rinnovabili sviluppando le implicazioni sociali, economiche, scientifiche legate a tali alternative; forte del fatto che per realizzare qualcosa di nuovo e di diverso il primo passo è immaginarlo possibile.
“Rinnovabile” non significa comunque a impatto zero, nulla lo è davvero: ce lo ricordano le tante pratiche di riuso, riciclo, riparazione e il rigetto verso il modello consumista, in favore di scambio, baratto, economia del dono, frugalità, che si inscrivono in un profondo ripensamento della società, in favore di organizzazioni non autoritarie, decentralizzate, legate al territorio e alla dimensione locale e improntate all’equità e alla giustizia sociale. Sol lucet omnibus, il sole splende per tutti: questo fatto naturale richiama anche la nostra naturale uguaglianza.
Nella radice solar è presente anche una solarità simbolica, che attiene all’afflato positivo e in sostanza utopico del solarpunk. È utopico descrivere un futuro in cui il mondo è “andato bene”, e i modi di arrivarci; come utopica è la volontà di costruirne lo slancio, quella dimensione immaginaria che ci rimetta in condizione di agire. Per questo il solarpunk si oppone dichiaratamente alla sfera distopica. Autori e “ideologi” solarpunk hanno esordito (guadagnandosi così non poche ostilità) rigettando esplicitamente l’immaginario distopico, in particolare quello standardizzato dall’industria dell’intrattenimento, che disattiva scientemente la critica emancipatoria della distopia classica: il “neodistopico”, fraintendendo il messaggio del cyberpunk, insiste solo su scenari cupi, relazioni umane hobbesiane, città piovose attraversate dal degrado di irredimibili ultimi, tecnologie cannibali che vandalizzano corpi e anime sole, isolate, perdute.
Il punk è la rivolta verso tutto questo, nella letteratura come nella vita. È la desinenza con cui si declina l’utopia. Lo slogan nichilista “No Future” del punk originario era un grido di rabbia, un rifiuto e insieme una presa d’atto della realtà: non era possibile adattarsi al futuro preconfezionato che veniva proposto ai giovani in cerca di senso, tanto più che quel futuro era un inganno, a fronte della distruttività del sistema che lo propagandava. Il solarpunk raccoglie tale rifiuto, ma a quelle rovine, tra le quali i punk dei Settanta facevano il gesto politico di autodistruggersi, il solarpunk risponde con la volontà di costruire, o perlomeno tenere in vita l’idea di una società diversa, che pensi a tutti, che protegga i più deboli, che si integri con l’ecosistema anziché depredarlo e distruggerlo.
Ma cosa leggiamo, quando leggiamo solarpunk?
La forma racconto è ancora quella prediletta dal genere, nonostante negli ultimi anni siano stati pubblicati anche diversi romanzi. In un futuro non molto lontano da ora, i racconti solarpunk si dipanano tra città vegetali fatte di casealbero, in comunità rurali all’antica, oppure in condomini periferici su strade urbane che ben conosciamo; scenari marginali, bordi di un qualcosa che non viene più riconosciuto come “centro”. Le storie mettono in scena assemblee, consigli collettivi, dinamiche tra individuo e gruppo, in cui ci si misura con diversi tipi di prepotenza, o si cercano uscite dal conflitto senza l’uso della violenza; seguono le vicende di famiglie allargate, aggiustatori tuttofare, tecnocrati disillusi, militari smarriti, donne cicliste, attiviste adolescenti, animali domestici e no; intendono coinvolgere chi legge raccontando di rivolte, sberleffi al potere, vite sotto talloni di ferro, gioie in trasgressioni segrete, amori travagliati, contrasti tra il singolo e la società, incidenti e tifoni e viaggi e improvvise fughe temporali…
Mentre racconta, il solarpunk studia: quali strategie per la rivoluzione? Quali vie di uscita dal capitalismo, e di felice sopravvivenza collettiva? Quale salvezza politica, ecologica, sociale, spirituale? Come coesistere con il resto del mondo, con gli animali, con l’ecosistema, smettendo di sfruttare ciò che ci circonda e cercando nuovi – o forse antichi – modi di relazione?
L’utopia del solarpunk insomma non è una costruzione in cui tutto funziona come dovrebbe, in un’architettura filosofico-sociale messa in vetrina per il lettore. È piuttosto uno sforzo lungo un percorso accidentato, e la lotta per qualcosa di migliore incappa nella necessità di aprire conflitti, superando l’opaca pax del “non c’è alternativa” (il TINA di thatcheriana memoria). È in questo modo che solarità e lotta si intrecciano in uno sforzo ancora in essere: a vent’anni dalla sua nascita il solarpunk si aggira tra rovine peggiori di quelle di allora, tuttavia resiste e porta avanti elaborazioni, speculazioni, sogni.
Giulia Abbate è editor indipendente specializzata in letteratura di genere. Ha pubblicato romanzi storici e ucronici, racconti in numerose antologie, il “Manuale di scrittura di fantascienza” (con Franco Ricciardiello, Odoya) e il prontuario "Scrivi Felice!" (2025). Ha curato per sette anni la collana di fantascienza sociale "Futuro Presente" (con Elena Di Fazio) e ora cura "Nuova Atlantide" (con Franco Ricciardiello sempre per Delos Digital editore. Collabora con diversi editori come consulente. Scrive per Lingua Italiana di Treccani.it, Fantascienza.com e altre riviste; è tra le fondatrici del portale Solarpunk Italia (solarpunk.it). Il suo sito personale è giulia-abbate.it.
Giulia Abbate è editor indipendente specializzata in letteratura di genere. Ha pubblicato romanzi storici e ucronici, racconti in numerose antologie, il “Manuale di scrittura di fantascienza” (con Franco Ricciardiello, Odoya) e il prontuario "Scrivi Felice!" (2025). Ha curato per sette anni la collana di fantascienza sociale "Futuro Presente" (con Elena Di Fazio) e ora cura "Nuova Atlantide" (con Franco Ricciardiello sempre per Delos Digital editore. Collabora con diversi editori come consulente. Scrive per Lingua Italiana di Treccani.it, Fantascienza.com e altre riviste; è tra le fondatrici del portale Solarpunk Italia (solarpunk.it). Il suo sito personale è giulia-abbate.it.
Nato nel 1961, Franco Ricciardiello ha cominciato a pubblicare a venti anni. Negli anni Ottanta partecipò alla redazione di una delle più diffuse fanzine italiane: “The Dark Side” (TDS) per un certo tempo fu la fanzine con la maggiore tiratura in Italia. Ha pubblicato sei romanzi e oltre 70 racconti in una serie di riviste a antologie anche a grandissima diffusione; nel 1998 ha vinto il Premio Urania della casa editrice Mondadori con Ai margini del caos, tradotto anche in Francia con il titolo Aux frontières du chaos (ed. Flammarion). Ha collaborato all’enciclopedia a dispense “Scrivere” Rizzoli/Bompiani con i capitoli dedicati allo stile letterario. Dal 1996 al 2013 ha insegnato scrittura creativa in Piemonte e a Genova e ha tenuto seminari sulla letteratura a Torino, Napoli, Cosenza e Novara. A partire dal 2007 ha cominciato a pubblicare anche letteratura poliziesca; è tra i fondatori, nel 2021, del sito Solarpunk Italia.
Nato nel 1961, Franco Ricciardiello ha cominciato a pubblicare a venti anni. Negli anni Ottanta partecipò alla redazione di una delle più diffuse fanzine italiane: “The Dark Side” (TDS) per un certo tempo fu la fanzine con la maggiore tiratura in Italia. Ha pubblicato sei romanzi e oltre 70 racconti in una serie di riviste a antologie anche a grandissima diffusione; nel 1998 ha vinto il Premio Urania della casa editrice Mondadori con Ai margini del caos, tradotto anche in Francia con il titolo Aux frontières du chaos (ed. Flammarion). Ha collaborato all’enciclopedia a dispense “Scrivere” Rizzoli/Bompiani con i capitoli dedicati allo stile letterario. Dal 1996 al 2013 ha insegnato scrittura creativa in Piemonte e a Genova e ha tenuto seminari sulla letteratura a Torino, Napoli, Cosenza e Novara. A partire dal 2007 ha cominciato a pubblicare anche letteratura poliziesca; è tra i fondatori, nel 2021, del sito Solarpunk Italia.
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