La vita di John Fahey, fatta a pezzi dalla musica

'How Bluegrass Music Destroyed My Life' è l’unico libro scritto da John Fahey, uno dei più grandi musicisti del Novecento.

Negli anni Cinquanta, mentre i giovani ascoltano rock’n’roll, un adolescente di Takoma Park, nel Maryland, colleziona vecchi 78 giri: blues del Delta, gospel, ballate rurali. Si chiama John A. Fahey e diventerà uno dei musicisti più influenti del Novecento. 

Prendere il folk, il fingerpicking e la classica e farli detonare dentro forme musicali contemporanee: con questo gesto che attraversa tutta la sua opera, John fa qualcosa che, fino ad allora, quasi nessuno aveva fatto con la chitarra. Per descrivere il suo lavoro, lui stesso conierà l’espressione «American Primitive», prendendola in prestito dal lessico della pittura, dove «primitive» indica soprattutto l’artista autodidatta, estraneo all’accademia.

Nel 1959 Fahey fonda la Takoma Records, una delle prime etichette indipendenti americane. Vi pubblica i propri dischi, ma presto comincia anche a cercare musicisti quasi cancellati dalla memoria musicale del paese. Contribuisce a riportare alla luce Bukka White e Skip James, restituendo al pubblico due figure fondamentali del blues del Delta.

E mentre costruisce la propria musica, costruisce anche il proprio mito. Blind Joe Death, il misterioso bluesman a cui vengono attribuite alcune delle prime registrazioni, non esiste: è Fahey stesso. Le note di copertina inventano episodi, biografie, leggende. La musica di Fahey finisce così per suonare antica e sperimentale nello stesso momento, come se arrivasse da un passato che non è mai esistito.

La materia delle sue composizioni viene da una tradizione popolare e arcaica, ma la forma è quella di un compositore perfettamente consapevole. Il blues rurale si dilata in lunghe forme strumentali, variazioni, suite. La religiosità del Sud, privata delle parole, riemerge nella struttura armonica, nella ripetizione di un gesto, nella durata stessa della musica: una sorta di meditazione senza liturgia.

È forse questa la sua intuizione più duratura: mettere in attrito una materia musicale preindustriale con una sensibilità d’avanguardia. Quell’attrito continuerà a riemergere, decenni dopo, nel drone, nel folk sperimentale e nelle molte forme di ricerca sulla chitarra acustica che, direttamente o indirettamente, hanno raccolto la sua eredità.

Di questo percorso Fahey ha lasciato anche un libro, How Bluegrass Music Destroyed My Life, pubblicato negli Stati Uniti nel 2000, pochi mesi prima della sua morte. Si tratta di una raccolta di racconti semi-autobiografici, in parte fittizi, comici e visionari, sospesi continuamente tra memoria, invenzione e delirio. Anche sulla pagina Fahey fa quello che aveva sempre fatto con la musica: prende la realtà, la deforma e la restituisce in una forma totalmente nuova.

Ora un crowdfunding indipendente vuole portare per la prima volta il libro in Italia.

La traduzione è di Simone Romei, chitarrista noto come Des Moines; l’introduzione è di Gwenifer Raymond, una delle voci più interessanti del nuovo folk sperimentale.

La mia vita fatta a pezzi dalla musica è un libro unico: un viaggio allucinato, ironico e lucidissimo dentro la musica americana, la cultura underground e la vita di uno degli artisti più influenti e sfuggenti del Novecento. Un memoir frammentario e magnetico, capace di alternare comicità feroce, autobiografia, ossessioni musicali e racconti ai margini della cultura americana, scritto con una libertà stilistica rara e immediatamente riconoscibile

Con un contributo di 20 euro si riceve una copia rilegata del volume.

Partecipare al crowdfunding significa contribuire direttamente alla traduzione, alla produzione e alla stampa del volume: tutti i sostenitori che parteciperanno alla raccolta con una somma di almeno 20€ riceveranno a casa propria una copia rilegata del libro.

John Fahey è stato una delle figure più peculiari e affascinanti della moderna musica americana. È considerato dalla critica uno dei più influenti chitarristi di sempre.

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