Il lupo solitario. Un cammino tra civiltà e natura selvaggia
C'è qualcosa di antico e ostinato nel gesto di un lupo che abbandona il branco e si mette in cammino verso l'ignoto. Nel dicembre del 2011, un giovane esemplare lascia il monte Slavnik, in Slovenia, e scompare nei boschi. Mille chilometri di foreste, valichi alpini e frontiere attraversate come se non esistessero: nella primavera del 2012 riemerge in Lessinia, dove incontrerà una lupa e si stabilirà.
Gli scienziati lo hanno chiamato Slavc e ne hanno seguito la rotta grazie a un collare gps. Adam Weymouth ha fatto qualcosa di più imprudente: ha provato a percorrere lo stesso tragitto a piedi, tornandoci più volte nel corso di anni, raccogliendo storie lungo la strada. Il risultato è Il lupo solitario (Iperborea, 2025), un libro che si muove su più piani contemporaneamente: naturalismo, reportage e riflessione politica.
C'è qualcosa di antico e ostinato nel gesto di un lupo che abbandona il branco e si mette in cammino verso l'ignoto. Nel dicembre del 2011, un giovane esemplare lascia il monte Slavnik, in Slovenia, e scompare nei boschi. Mille chilometri di foreste, valichi alpini e frontiere attraversate come se non esistessero: nella primavera del 2012 riemerge in Lessinia, dove incontrerà una lupa e si stabilirà.
Gli scienziati lo hanno chiamato Slavc e ne hanno seguito la rotta grazie a un collare gps. Adam Weymouth ha fatto qualcosa di più imprudente: ha provato a percorrere lo stesso tragitto a piedi, tornandoci più volte nel corso di anni, raccogliendo storie lungo la strada. Il risultato è Il lupo solitario (Iperborea, 2025), un libro che si muove su più piani contemporaneamente: naturalismo, reportage e riflessione politica.
Il 9 e 10 Maggio 2026 siete invitati a partecipare a 'Botanica segreta': workshop teorico e pratico di antica erboristeria, con Daniele Palmieri e Cristina Faoro.
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Dalla cima del monte Slavnik, in Slovenia, al parco naturale della Lessinia, in Veneto, passando per l’Austria e l’Alto Adige, maps indica circa 550 chilometri seguendo strade pedonali. Attraversando boschi e passi montani, non seguendo mappe ma traiettorie tra boschi e vallate, i chilometri sono più di 1000 e sono quelli percorsi da un giovane lupo che ha abbandonato il suo branco seguendo un istinto di ricerca di nuovi territori.
Istinto che l’ha portato ad attraversare in solitaria dell’Europa centrale, unico della sua specie, fino a incontrare, in provincia di Verona, una lupa che ha seguito lo stesso richiamo, partendo dall’area appenninica. Grazie a questo processo, che in gergo tecnico si chiama dispersione, i lupi stanno ripopolando “in autonomia” ampie aree europee.
Il lupo solitario di Adam Weymouth (Iperborea, 2025) racconta la storia di questo giovane lupo sloveno e la intreccia con quella dell’autore, che ha provato a seguirne a piedi il percorso, e con quella di biologi, contadini, allevatori, toccati dalla presenza del lupo positivamente o negativamente. Sullo sfondo, la storia più grande dei confini europei, tracce a volte immaginate, a volte percorse da filo spinato, in cui lupi ed esseri umani che arrivano da altri luoghi sono guardati con lo stesso sospetto.
Il lupo in questo è stato chiamato dai ricercatori Slavc ed è partito alla fine del 2011, a dicembre, dalla Slovenia, per arrivare in Lessinia nel marzo del 2012, con la primavera. Adam Weymouth ha cercato di seguire un percorso molto simile, tra il 2019 e il 2023, percorrendo ampie tratte alla volta e tornando in più occasioni nelle aree coinvolte dalla ricerca per raccogliere interviste. È in un’Europa ancora paralizzata dal Covid che Weymouth incontra Hubert Potočnik, biologo dell’Università di Lubiana specializzato in conservazione ambientale. Potočnik è il primo dei molti personaggi che accompagnano Weymouth nella sua ricerca del lupo e quello che, più di tutti, è legato a Slavc. Nei laboratori della sua università, infatti, si studiano e identificano lupi, orsi e linci e si seguono le tracce di quelli a cui è stato possibile applicare un collare con tracker gps. È grazie a questo collare che il percorso di Slavc è stato tracciato.
“Una volta il lupo era il mammifero più diffuso sul pianeta”, scrive Weymouth. Ma nella corsa all’incivilimento l’essere umano ha rischiato di farlo estinguere e in Europa si è ridotto nel corso del Novecento a una sparuta quantità di popolazioni. Grazie alle politiche di protezione europee e al fenomeno della dispersione con le inimmaginabili distanze che il lupo può percorrere, oggi stiamo assistendo al suo ripopolamento. Usare il termine “reintroduzione”, come fa parte della politica, è improprio, perché il lupo sta facendo tutto sulle sue zampe, ma, suo malgrado e senza saperlo, il lupo è da sempre metafora, personaggio, strumento politico. La sua vicenda è legata a doppio filo con quella umana: dalle vere e proprie persecuzioni che l’uomo ha ordito ai suoi danni alla caduta della Cortina di Ferro. Sulle macerie del muro di Berlino e nel continente della Comunità Europea, finalmente libero da recinzioni e campi minati, i grandi carnivori dell’Europa orientale hanno potuto di nuovo affacciarsi sull’ovest.
La diffidenza nei confronti dei lupi si accompagna nelle testimonianze raccolte da Weymouth a un’altra diffidenza: quella per lo straniero. Nell’illusione dell’Europa libera sono in realtà stati costruiti altri muri e altri confini, come quello, disgraziatamente famoso, tra Croazia e Slovenia. Sempre con le parole di Weymouth : “Come i lupi, anche i migranti vengono dall’Est. Questa barriera la mise in piedi in tutta fretta il governo sloveno negli ultimi giorni del 2015, l’anno in cui oltre un milione e trecentomila persone vennero in Europa in cerca di asilo. In estate l’Ungheria aveva innalzato una barriera lungo il suo confine meridionale, e nel rapido mutare delle dinamiche di quella stagione lo sbarramento aveva dirottato molti migranti in Slovenia. Era la cosiddetta rotta balcanica, che dalla Grecia arrivava in Italia attraverso l’ex Jugoslavia, e culminava su queste montagne prima di scendere a Trieste”.
Tutta la narrazione del Lupo solitario è percorsa da una continua riflessione sui confini e sulle difficoltà, per gli uomini al pari dei lupi, di riuscire a percorrerli e a superarli. Come testimonia lo stesso Weymouth, nelle notti all’addiaccio e nei tentativi di passare (proprio come un lupo) attraverso i boschi, la debolezza dell’uomo nei confronti della natura è indiscutibile e diventa necessario l’aiuto dei propri simili: un tetto, un pasto caldo, un goccio di grappa cambiano l’esito del percorso.
Singolarmente, le stesse persone con cui l’autore si confronta, in particolare allevatori e agricoltori terrorizzati dalla presenza del lupo, sono le stesse che, quando parlano di politica locale, si scagliano contro una presunta “invasione” di migranti. Lo scontro tra chi vive campagna e zone boschive e la gente di città si ripropone sulla pelle del lupo e, se da un lato dal racconto di Weymouth emerge la forte necessità di essere ascoltato da parte di chi si sente abbandonato dalla politica, dall’altro l’esperienza personale sembra diventare un metro di misura del mondo e i timori, più o meno fondati, sono i ramoscelli secchi su cui soffiano i politici locali e nazionali dell’estrema destra europea. In Austria in particolare discorsi nazionalisti, complottismi e lotta contro il lupo assumono un unico volto, tra riferimenti a piani per togliere territori agli abitanti e darli ai migranti e riferimenti alle nefaste conseguenze dei vaccini contro il Covid-19. È sempre nei racconti austriaci che prende una forma politica più evidente il declassamento europeo del lupo a “specie protetta” da “specie rigorosamente protetta” e che, al netto delle conseguenze su cui discutono gli esperti, è più un tema elettorale che un tema ecologico.
Nel libro emerge con evidenza il piacere con cui l’autore ascolta le opinioni altrui, anche quando sono diverse dalle proprie, come quando un allevatore sloveno mette bonariamente Weymouth sotto l’etichetta degli “ambientalisti romantici”. “Sarà interessante il modo in cui racconterai alla gente la nostra sofferenza qui”, gli dice, nonostante sia palese che le loro idee divergano, tanto sui lupi quanto sulla politica. Weymouth però è un interlocutore affabile e soprattutto curioso di tutto quello che lo circonda, e l’inseguimento del lupo diventa per questo il pretesto per un racconto molto umano, in cui aneddoti culturali sul grande carnivoro si avvicendano a racconti di tradizioni popolari slovene e austriache o allo sgomento per l’overtourism sulle Alpi italiane.
Il discorso non resta limitato al territorio europeo. Weymouth tocca la vicenda storica del lupo e le implicazioni che ha avuto (e che ha tuttora) nella salvaguardia degli ecosistemi, muovendosi con il pensiero oltre i confini. Fino al parco di Yellowstone negli Stati Uniti, per esempio, teatro di un’altra celebre diatriba sulla presenza dei lupi. In questo caso, la questione nasce dall’idea che la scomparsa dei lupi negli Stati Uniti avesse a suo tempo contribuito a provocare un aumento della popolazione degli alci di Yellowstone, con un impoverimento delle foreste dove questi si nutrivano. Il ritorno del lupo avrebbe quindi ripristinato gli equilibri originari, con un effetto a catena sugli animali e sulla fauna locali, una cascata trofica, per dirla in termini scientifici. Tuttavia, per altri studiosi questa è solo una fra varie ipotesi: non si tratta infatti di considerare solamente l’aumento della popolazione di lupi ma anche quella di altri grossi carnivori, oltre a valutare altri aspetti come il cambiamento – a Yellowstone come in tutto il mondo – delle condizioni climatiche.
Quando arriva in Lessinia, dove il viaggio di Slavc si è concluso e dove oggi sono ormai stanziali più branchi di lupi, le contraddizioni respirate durante il percorso da Weymouth sembrano ripresentarsi tutte contemporaneamente. Dagli allevatori terrorizzati agli scienziati che raccontano con emozione il momento in cui si sono resi conto che il lupo in dispersione dalla Slovenia tracciato con il gps stava arrivando in un territorio dove avevano trovato tracce di una lupa, anche lei in dispersione. Il fatto che si siano potuti incontrare a chilometri di distanza dai rispettivi punti di partenza, e con scarsissime possibilità che proprio quella fosse la loro meta, è un caso che ha suscitato fermento nelle università europee. In Lessinia, poi, torna anche il discorso sui migranti, incarnato in questo caso da Hassan, che lavora per un allevatore e porta i suoi animali al pascolo in alpeggio nei mesi estivi. Hassan è marocchino ed è arrivato in Italia sui barconi, un viaggio terribile, che richiama nel dettaglio quelli riportati sui quotidiani di tutto il Paese. “Ogni gesto è politica” dice a Weymouth Sofia, allevatrice che dopo aver lavorato nell’ambasciata italiana in Congo e viaggiato intorno al mondo, si è stabilita in Lessinia con il marito Mattia, prima fotografo. I due pastori, in alpeggio in una roulotte per tutta l’estate, sono tra i pochi a non essere contrari al ripopolamento del lupo e a essere guardati come traditori perché si preoccupano di seguire le precauzioni suggerite dal governo per la protezione del bestiame.
Il Lessinia Weymouth riesce a dedicarsi anche a veri e propri “appostamenti” per provare a vederli, questi lupi di cui ha seguito per anni i passi e le storie. Appostamenti all’alba con il veronese Gaetano Pinzimoni, che trascorre nel fango più notti alla settimana nella speranza di trovare i lupi. Ma nelle prime luci del sole che sorge, quelle che l’autore riesce a scorgere sono solo ombre… e chissà a chi appartengono. Così, l’unico lupo che Weymouth sia mai riuscito a vedere è un lupo in cattività, all’interno del recinto di un centro di ricerca austriaco. Non è un caso, forse, che nei racconti di etologi, scienziati e naturalisti che hanno macinato chilometri sulle tracce del lupo, gli incontri siano quasi sempre descritti come momenti inaspettati, delle epifanie. Il lupo è una tensione, un richiamo, una metafora, contenitore riempito delle speranze e dei timori degli uomini. Alla fine, ogni gesto è davvero politica, anche il percorso di un animale che la politica non sa cosa sia.
Matilde Quarti è nata nel 1987 a Milano, dove vive e lavora. Scrive di letteratura e cultura per Panorama.it, Il Libraio, Club Milano e altre riviste. Le piacciono i classici, l'est Europa, e le vecchie storie della ligera.
Matilde Quarti è nata nel 1987 a Milano, dove vive e lavora. Scrive di letteratura e cultura per Panorama.it, Il Libraio, Club Milano e altre riviste. Le piacciono i classici, l'est Europa, e le vecchie storie della ligera.
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